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Chiesa di S.Margherita di Antiochia

Chiesa di S.Margherita di Antiochia - Statigliano
 
La Chiesa di S. Margherita sorge al centro del piccolo paese. All'origine, la Chiesa nasceva su una struttura antica formata da due cappelle: del S.S. Rosario e del Purgatorio. La sua costruzione risale al Medioevo, all'inizio del 600.


All’interno risalta per la sua bellezza e precisione un affresco di notevole pregio artistico, risalente al 1910, raffigurante, con realismo storico, il sacrificio di Santa Margherita V.M. nel momento della Sua decapitazione, dell’insigne pittore napoletano Vincenzo Galloppi.
 
 


 

Storia di S.Margherita

Storia di S.Margherita - Statigliano
Cenni storici di sulla vita di S. Margherita V.M.
Marina(Margherita), santa martire di Antiochia di Pisidia. La Passio greca di Marina fu tradotta in epoca piuttosto antica in latino ma in questa traduzione , sorprendentemente per una ragione sulla quale non si possono emettere delle ipotesi, l'eroina compare con il nome di Margherita. Fu sotto questo nuovo appellativo che la fortuna ed il culto di margherita si diffusero ampiamente in Occidente durante il Medioevo e continuarono ad essere, nelle epoche successive, saldamente inseriti nella tradizione popolare, per cui Margherita ha diritto di cittadinanza tra i "quattordici Santi Ausiliatori".
Più che storia sarà leggenda ma quello che affascina di questa fanciulla è la sua purezza e la sua dedizione al Signore. Ad Antiochia nel 290, periodo del dominio di Diocleziano,  viveva Margherita figlia di Edesio/Edesimo, prete pagano. Presto orfana di madre fu affidata a una nutrice cristiana che abitava nella campagna vicina e che l'istruì nella fede del Cristo portandola al battesimo. giunta all'età di quattordici anni Ella era già a conoscenza del coraggio dimostrato dai cristiani davanti alla crudeltà delle persecuzioni e nelle sue preghiere chiedeva al Cristo d'essere degna della forza dei martiri gloriosi.
un giorno che insieme ad alcune compagne portava al pascolo le grteggi della sua nutrice, passò di lì Olibrio, il governante della provincia che si recava ad Antiochia. Colpito dalla grande bellezza di Margherita sentì un'attrazione così violenta che pensò immediatamente a prenderla in moglie o, se Ella non fosse stata di condizione libera, almeno come concubina. Se la fece quindi condurre dinanzi ma Margherita senza permettersi alcuna ambiguità, si dichiarò subito cristiana ed attaccata alla propria fede. Alle promesse più allettanti fecero seguito, dinanzi all'ostinazione indomabile della giovinetta le minacce più terribili. Nulla riuscì a vincere la sua resistenza. Olibrio la fece sottoporre ad una prima serie di tormenti: ella ne ebbe, in particolare, lacerati i fianchi con unghie di ferro in modo così crudele che il sangue irrorò il terreno circostante. Quindi fu gettata in un oscura segreta dove il demonio unì i suoi assalti all'accanimento dei carnefici. E' a questo punto che si verifica il fatto che doveva avere maggiore fortuna nella successiva storia di Margherita; il demonio le apparve sottoforma di un orribile drago gigante circondato da serpenti, minacciando di divorarla. Con un solo segno di croce la martire si liberò dell'abominevole aggressore. Non contenta di minacciare Margherita, l'orribile bestia la inghiotte voracemente e, nuova Giona Ella rimane prigioniera nelle profdondità interne del mostro. A questo punto, con un segno di croce Margherita avrebbe fatto aprire l'animale e sarebbe uscita indenne da questa sua seconda prigione. Secondo altri, con l'aiuto di una croce che teneva tra le mani, Ella avrebbe squarciato il ventre del suo aggressore per liberarsi dell'incomoda posizione. Da questo episodio che supera ogni misura, nacque, nella devozione popolare, quella virtù riconosciuta a Margherita di ottenere per la sua intercessione un parto facile alle donne incinte che l'invocassero prima dell'inizio delle doglie. Vinto una prima volta, il demonio non si lascia abbattere e ritorna alla carica sottoforma di un uomo villoso e sgraziato i cui tratti, quelli di un negro etiope, comparivano spesso e da lungo tempoi quando si trattava di rappresentare una tentazione di questo genere.
Ma ancora una volta Margherita riesce a liberarsi dal suo assalitore. Tratta dalla prigione, la giovinetta è sottoposta ad una seconda fase di giudizio e subisce altri tormenti. E' sospesa sulle fiamme delle torce accese, poi gettata in una vasca d'acqua fredda senza che ne risenta alcun danno.  Ella rivolge a Dio una preghiera, è la preghiera di inviare la colomba dello spirito santo per purificarsi e fortificarsi con l'acqua nella quale è immersa. Infine, Margherita, condannata alla decapitazione, è portata fuori città per l'esecuzione. Una forte scossa di terremoto fa sussultare la terra e appare una colomba con una corona che va a deporre sul capo di Margherita.
All'età di ventinove anni Margherita subì il martirio il 20 Luglio 304. In Oriente, sempre venerata con il suo nome originale, Margherita appare nei calendari dei diversi riti, in generale, il 17 Luglio sebbene nella Passio la data del martirio non venga precisata. Il corpo di Margherita è conservato a Costantinopoli nella chiesa della Vergine Maria del Mare. In Occidente, la prima menzione di Margherita si trova, nel Martiriologio di Rabano Mauro, al 20 Luglio, data che resterà quella della commemorazione della martire in tutto l'Occidente.
Nel 908 alcune reliquie erano state trasportate dall'Oriente a San Pietro della Valle, sulle rive del Lago di Bolsena poi trasferite nel 1145 nella cattredale di Montefiascone.
Oltre alle fonti agiografiche e ai calendari, il teatro popolare ha contribuito a diffondere nell'Occidente Medioevale il culto di margherita con i celebri " misteri fi S.Margherita". Era anche tradizione di imporre sul ventre delle donne incinte il libro che conteneva la vita di s.Margherita, quando non era possibile applicarvi una delle cinture della Santa di cui almeno quattro sono rimaste celebri in Francia: due a Parigi,una ad Amiens e la quarta a Dol in Bretagna.
Buona parte della fama acquistata da questa martire in Occidente è dovuta al nome con cui divenne nota: Margherita.
Questo nome sembra aver riversato nella figura della giovinetta martire tutti i simboli in esso contenuti: le margherite furono, per tutto il Medioevo, simbolo di purezza per il loro candore, di umiltà per le loro piccole dimensioni; frantumate e ridotte in polvere erano considerate farmaco efficace contro le emorragie.
Per lungo tempo nelle sue raffigurazioni, Margherita porta sul capo una corona di perle, regale ornamento per una santa il cui nome tanto di frequente ricorre fra le regali donne d'Europa.
La figura di Margherita appare in uno schema iconografico pressocché unico: una giovinetta esile e umile pur nella Sua regalità nella Sua corona di perle, debole ma che pur domina la forza bruta del dragone e l'orrore degli strumenti del suo martirio.
Giova ricordare due opere, una pala d'altare di scuola pugliese della seconda metà del secolo XIII conservata oggi in una collezione privata a Bisceglie. La seconda opera, è la pala di scuola fiorentina del tardo XIV secolo alla Pinacoteca Vaticana.

Le reliquie di S.Margherita a Montefiascone

Può apparire strano che una Chiesa della Tuscia conservi le reliquie e il nome di una giovinetta che con questa terra non ebbe alcun rapport. Margherita infatti era di Antiochia, città dell'Asia minore, dove nacque, visse la sua breve esistenza e subì il martirio sotto Diocleziano agli inizi del IV secolo. Di lì a pochi anni, l'editto di Costantino consentì di trasferirne il corpo dalla sepoltura segreta in cui era stato posto ad un'altra più degna in una Chiesa della città.
A questo punto, il racconto tradizionale fa un salto nel tempo e nello spazio e ci trasporta sulle rive del lago di Bolsena, circa sei secoli dopo. Quì nel convento di S. Pietro i frati stavano assistendo un pellegrino venuto da lontano. Era un priore di un convento di Antiochia, da cui era partito per raggiungere la sua città natale, ma il viaggio lo aveva ridotto in fin di vita. prima di morire affidò all'abate una preziosa cassa che conteneva le spoglie di due martiri antiocheni, Margherita ed Euprepia. La prima, suscitò subito un profondo culto per i miracoli attribuitile ma non potè trovare pace anche nella Chiesa di S. Pietro. Il convento, infatti, fu abbandonato dai frati pochi anni dopo, per i diasordini e le violenze che turbavano la zona, le preziose reliquie vennero trasferite in una chiesetta nei pressi del Castello di Rovigliano, a sua volta distrutto. Verso la fine del XII secolo, il sogno premonitore di un eremita napoletano, convinse il priore di S. Flaviano a recuperarle da sotto le macerie del Castello. La narrazione del trasporto delle reliquie dalla sponda del lago alla vetta del colle si arricchisce, nella tradizion, di particolari pittoreschi. Prima, l'ostacolo causato da una fitta nebbia discesa improvvisamente e dissoltasi solo dopo la formulazione del voto di costruire in quel luogo una Chiesa.Poi, le casse contenenti le reliquie divenute per prodigio, così pesanti da non poter più essere portate via dall'abitazione di un tale dove erano state depositate al sopraggiungere della notte, per cui l'edificio, espropriato d'autorità, venne demolito e al suo posto sorse una prima, piccola chiesa intitolata a S. Margherita, modesto atto di omaggio alla giovinetta martire venuta da tanto lontano.

(Tratto dallo studio di Attilio Gardini "Come S. Giorgio alla ricerca del Drago")
http://www.lameziaterme7.it/Download/eg/come-san-giorgio-alla-ricerca-del-drago.pdf

Al 1330 risale la prima notizia storica relativa alla Chiesa, che registra l'effettuazione delle prime opere di restauro. Essa era la più centrale e la più frequentata tra le tante chiese sorgenti entro la cinta di mura del Castrum Montis Flasconis, cioè del Castello di Montefiascone.
Fu soltanto dopo l'erezione della città a Diocesi, risalente al 1369 e la successiva nomina del primo Vescovo avvenuta sette anni dopo, che si cominciò a sentire il bisogno di edificare una Chiesa più degna del nome di cattedrale. Dovette, tuttavia, passare ancora un altro secolo prima che l'idea si concretizzasse.

 

Novena a S. Margherita

PREGHIERA A S. MARGHERITA

(da recitare nel giorno della Festa)

       Le vostre belle virtù, o gloriosissima Santa, inclita Eroina di Antiochia, diletta sposa di Gesù Cristo, che a guisa di splendidissime stelle rifulsero tra quei caliginosi secoli agli occhi di Dio e degli uomini non possono da noi comprendersi e molto meno concepirsi il vostro invittissimo Spirito e coraggio eroicamente mostrato nell’offrire al Signore la vita per sostenere e propagare la Sua fede, divenendo vittima di quegli idolàtri attaccati al superstizioso culto dei Numi dal quale cercaste staccarli mercè l’esempio del vostro glorioso martirio per condurli alla conoscenza del vero Dio. Ci conviene perciò lodare e benedire    quell’Onnipotente Dio che vi creò così ricca di tante sante e belle virtù, delle quali adorna ne convertiste l’uso della Sua gloria per mettere in salvo innumerevoli anime. Deh! Pertanto vi preghiamo, o nostra fedelissima Protettrice S. Margherita, giacchè siete tanto amica di Dio, a volerci soccorrere in tutte le nostre necessità, liberarci dai pericoli di questa vita ed imprimere nella nostra mente e nel nostro cuore odio al peccato, amore a Dio, a Maria S.S. ed alle Sante Virtù.   

Stendete sempre più l’alta potenza e l’amorevole protezione datavi dal Cielo sopra tante popolazioni che vi venerano e vi riconoscono come loro liberatrice, liberandole dalla tirannica schiavitù dell’inferno e da flagelli temporali, ed in    particolare su questo popolo di Statigliano: mentre esso vi offre gratitudine, servitù ed amore. Finalmente impetrate a noi tutti un vero dolore di avere offeso con il peccato, Dio sommo bene, per essere in questo santo giorno se non degni, almeno disposti a ricevere con frutto il corpo di Gesù Cristo nella Santa  Confessione e Comunione e meritare la benedizione di Dio e vostra, come  caparra di quella che aspettiamo ricevere nella gran valle da Cristo Giudice nel dì finale del mondo, così sia.        
Gloria…(tre volte)

tra leggenda e fede